Generated by Rank Math SEO, this is an llms.txt file designed to help LLMs better understand and index this website. # marco delogu: photographer ## Sitemaps [XML Sitemap](https://www.marcodelogu.com/sitemap_index.xml): Includes all crawlable and indexable pages. ## Posts - [Viaggio in Sardegna](https://www.marcodelogu.com/viaggio-in-sardegna/): Viaggio in Sardegna - Olivo Barbieri, Marco Delogu, Pino Musi e Paolo Ventura ci conducono in viaggi sorprendenti attraverso le loro Commissioni Sardegna. Include selezione dei lavori degli studenti dell’ultimo workshop di The Photo Solstice, condotto da Matthew Connors e dedicato all’isola di Culuccia. Questa iniziativa gratuita e sperimentale, fatta di workshop, incontri e mostre costituisce il cuore delle attività della Fondazione di Sardegna, insieme a Marco Delogu, nel promuovere una nuova narrazione fotografica dell’isola. - [tittia](https://www.marcodelogu.com/tittia/): tittia, photograph by marco delogu, trenta assassini contenente una copia di tittia firmata e numerata, formato 21x30cm su carta hahnemuhle photo rag baryta. - [marco delogu, antonello da messina](https://www.marcodelogu.com/marco-delogu-antonello-da-messina/): Marco Delogu, Antonello Da Messina latest book by Marco Delogu, published by Punctum press. A visual tribute to Antonello da Messina, with 11 images collected in a leporello, edition of 200 signed and numbered copies. - [ritratti romani book](https://www.marcodelogu.com/ritratti-romani-limited-edition-book-by-marco-delogu/): ritratti romani, latest book by marco delogu - [i trenta assassini e il palio di siena](https://www.marcodelogu.com/i-trenta-assassini-e-il-palio-di-siena/): Accompagnate dai testi di Massimo Reale e Alessandro Falassi, le fotografie dei Trenta Assassini di Marco Delogu ci guardano e gli espressivi volti sfumano e si sciolgono nello sfondo, che è bianco o nero, proprio come la Balzana di Siena. - [edoardo albinati, untitled, cattività](https://www.marcodelogu.com/edoardo-albinati-untitled-cattivita/): Marco mi ha mostrato le fotografie scattate in carcere. Almeno la metà dei detenuti ritratti li conosco bene: nelle foto di M. appaiono quasi tutti più anziani di quel che sono al naturale o di come li vedono ogni giorno i miei occhi. Eppure, forse, la macchina ha catturato qualcosa di realmente fedele al significato della loro esistenza, fedele proprio perché distaccato, neutro, argenteo, e che la rappresenta meglio di quanto faccia il mio contatto quotidiano. - [edoardo albinati, untitled, asinara](https://www.marcodelogu.com/edoardo-albinati-untitled-asinara/): Con le sue fotografie notturne, Marco Delogu raggiunge un punto inedito dove queste tensioni estreme sono sospese. Le figure e i profili si spogliano del loro significato e, se non ci fosse il titolo a ricordare la funzione che rivestivano (“Check point”, “Il bunker”, “Ossario”), diventano meravigliosamente anonime. Misteriose sì, ma non più minacciose. La bellezza e il male, poli assoluti e intransitivi dell’isola, non vengono eliminati, né conciliati tra loro (impossibile) ma messi tra parentesi. Almeno per una notte. L’intensità della vita resta come fantasma. È un sovrappiù, un residuo, lo stesso che permette a quelle forme di splendere miracolosamente nell’oscurità. - [edoardo albinati, le caratteristiche di questa incerta e strana estate](https://www.marcodelogu.com/le-caratteristiche-di-questa-incerta-e-strana-estate/): na luce bianca, freddissima, nel silenzio irreale interrotto solo dallo schiocco dei sassi di fiume e dal nostro ansimare, mentre il fiato (incredibile al solstizio d’estate!) si condensa davanti al nostro viso. Il Fotografo compie il suo lavoro cercando di non essere distratto dai nostri commenti che variano dall’estasiato, al brivido di paura, all’imprecazione per il freddo, alle brevi note archeologiche. Tra le ombre sul ponte ce n’è una davvero singolare, che non si capisce da quale oggetto venga proiettata, perché è alta e grossa come un albero ma la sua forma ricorda un corpo umano, una sagoma incappucciata… inutilmente cerchiamo tra noi e la luna la figura che possa dare origine a quell’ombra inquietante. Non la troviamo. Non esiste. La figura stampata sul ponte è quella di un monaco, sospeso da terra, a capo chino, come fosse impiccato… - [clement cheroux, festina lente, noir et blanc](https://www.marcodelogu.com/clement-cheroux-festina-lente-noir-et-blanc/): t is doubtless a distinguishing feature of great works that they bring objects or landscapes to life. I have n mind a few paintings by cezanne, Munch or Vallotton, certain photographs by Brandt, Plossu or Depardon, where a path also seems to come to life. It takes time, it requires patience, step by step. “Festina lente”, “Hasten slowly”, could perhaps be the motto for a person who, like Marco Delogu, chooses to take that path. Festina Lente, Clement Cheroux On some of Marco Delogu’s photographs - [andrea cortellessa, le notti romane, alfabeta](https://www.marcodelogu.com/andrea-cortellessa-le-notti-romane-alfabeta/): Un pregiudizio mi dettava un’idea, di Marco Delogu, essenzialmente «mondana»: nel bene e nel male che – in un microcosmo come quello romano – tale connotato può rivestire (per ben dodici anni ha diretto la «Commissione Roma» al Festival della Fotografia). Conoscevo in effetti i suoi lavori, piuttosto inquietanti, sul corpo-tela di Giosetta Fioroni (Senex e L’altra ego); ma ignoravo per esempio Cattività – una sua caravaggesca, febbricitante serie di ritratti di carcerati a Rebibbia. E ignoravo, soprattutto, il lavoro che da anni va facendo sulla Roma notturna, sfociato nella serie Luce attesa che ho finalmente potuto ammirare alla Fabbrica del Ghiaccio di Milano, durante l’ultima edizione di Book City, e poi all’ultimo Festival della Fotografia (conclusosi al Macro lo scorso 11 gennaio), dove per la prima volta ha deciso di esporre i suoi stessi lavori: i quali ora approdano alla pubblicazione in volume. A sorpresa, dunque, la Roma del Delogu artista si rivela tutto meno che «mondana»; la si può ben definire, al contrario, «oltremondana»: per come, per esempio, appare metafisicamente, micidialmente deprivata di presenze umane. Se lo stereotipo legato alla secolare iconografia di questa città è fatto essenzialmente di luce – frontale, diretta, gloriosa; oppure estenuata, appagata, dolcemente declinante – e di colore – invadente, sempre irresistibile colore-calore umano –, la Roma notturna e sfocata di Luce attesa, o quella accecata e decolorata dei Soli neri, è davvero il suo dark side: rimosso in ombra che di quel vieto stereotipo è contraltare segreto e salutare contrappasso. Questa «polarità inversa», come la chiama Bartolomeo Pietromarchi, è ottenuta da Delogu facendo ricorso – spiega Éric de Chassey – all’antica tecnica dell’Eliografia: esposizioni prolungate che consentono di cogliere ogni minimo riflesso della luce lunare o, viceversa, di rendere appunto «in negativo» quella del sole – che appare infatti, nell’immagine, come un abbacinante disco nero. In queste ultime fotografie Delogu (che s’è appostato nelle locationsprescelte, al cadere esatto del solstizio, per cogliere il sole precisamente sulla verticale…) è così riuscito a visualizzare una delle leggende più misteriose, quella veterotestamentaria del «demone meridiano»: che per la verità i Padri della Chiesa collegavano piuttosto all’acedia che alla melancholia simboleggiata dal «sole nero», ma che per esempio nell’immaginario di Ungaretti – altro cantore «disumano» di Roma – si collega alla sua idea del barocco come catastrofe («l’estate fa come il barocco: sbriciola e ricostruisce»), facies hyppocratica che della storia gloriosa della Città Eterna rivela il paesaggio in rovine. «Rovinato», da questa solarizzazione «incendiaria» (scrive Delogu: «Volevo che il sole nero, moderno Nerone, bruciasse tutto»), è così non solo il «colore locale» di un immaginario collettivo purtroppo duro a morire (quello da ultimo celebrato, per esempio, dal Sorrentino della Grande bellezza), ma anche quello affettivo del ricordo personale. I luoghi sui quali splendono i «soli neri» di Delogu, infatti, non sono quelli logorati da miliardi di cartoline bensì quelli, feriali e dimessi, della propria memoria famigliare (il cinema America a Trastevere, l’insegna a caratteri gotici sulla sede del «Messaggero», il ristorante «Il Biondo Tevere» della via crucis pasoliniana…): in tal modo a sua volta resa spettrale, disumana, spopolata con beckettiana spietatezza. Logica, a questo punto, la successione con la serie propriamente intitolata Luce attesa, che di contro ci offre alcuni dei luoghi più gettonati dell’infinito repertorio figurativo e letterario della Città (il Palatino, Villa Medici, ecc.) – luoghi che però, a questa luce lunare, ci appaiono a loro volta spettrali, quasi minacciosi, immersi in una specie di eterno crepuscolo boreale, norreno (non a caso, in quelle notti di giugno del ’14 in cui Delogu vagava per l’Agro Romano e sotto gli Acquedotti – testimonia con un sorriso Edoardo Albinati, suo complice da sempre – faceva un freddo davvero unheimlich), che ne deforma l’aspetto, ne smangia i contorni, ne sbriciola l’auctoritas aristocratica e arrogante. Non sono le rovine di Piranesi, ma dell’immaginario «rovinistico» hanno l’allure imponente, sprezzante, e insieme in qualche modo sfuggente, evasiva, abitata da un vuoto intimamente divorante. Come dice Pietromarchi, davvero «siamo di fronte ad “apparizioni” più che a immagini»; e viene da pensare, allora, a un classico «rovinistico» oggi dimenticato ma che a lungo è stato cruciale, entro il suddetto repertorio letterario: quelle Notti romane pubblicate a cavallo del 1800 da Alessandro Verri, nelle quali il già illuminista milanese (prigioniero del «carcere amoroso» della Marchesa Boccapadule Gentili e delle sue claustrofobiche Wunderkammern antiquarie) vedeva sgretolarsi i propri convincimenti giovanili, alla luce spettrale di una storia andata per tutt’altro verso, irrigidendo la propria stessa lingua, un tempo così mobile e spiritosa, in una serie di monologhi «monumentali» tenuti appunto, all’ombra del Sepolcro degli Scipioni da poco scoperto sull’Appia, da colossali «apparizioni», ammonitori fantasmi provenienti dall’Urbe Eterna: revênants schiaccianti come l’onirico Elmo nell’agghiacciante Castello di Otranto, allora fresco di stampa, di Horace Walpole… Una Roma stregata, fiabesca, crudele: dalla quale già Giorgio Vigolo, nel 1960, riprese il titolo di un suo libro di racconti. Guardando certe immagini di Luce attesa, in effetti, qualche brivido lungo la schiena può correre – e non di freddo. - [tim davis, futurspective, noir et blanc](https://www.marcodelogu.com/tim-davis-futurspective-noir-et-blanc/): view nature - [eric de chassey, untitled, suspended light](https://www.marcodelogu.com/eric-de-chassey-untitled-suspended-light/): Marco Delogu è un fotografo di grande esperienza. Il suo lavoro è il frutto di competenze sofisticate, che passano attraverso un apparato tecnico a volte complesso a volte no. Nell’estate del 2014 ha deciso di tornare indietro agli stadi primitivi della fotografia. “Tornare indietro” non è l’espressione giusta, dal momento che dubito che lui abbia mai utilizzato questi mezzi precedentemente, neanche quando ha cominciato. Questo “tornare indietro” vuol dire che Delogu è andato artisticamente fino al punto in cui la fotografia è nata, ma con tutta la storia di questo medium avvenuta nel frattempo, e con tutta la sua storia personale, sia come fotografo che come conoscitore dell’arte della fotografia, che c’è stata prima di questo suo ritorno all’inizio. Quasi due secoli fa, Joseph Nicéphore Niépce, uno dei padri della fotografia, ha dato alla sua scoperta il nome di 'eliografia', vale a dire scrivere con il sole. I primi esperimenti che progettò (a partire dal 1826) erano su opere d’arte o su paesaggi privi di qualsiasi presenza umana. Le due nuove serie di fotografie di Delogu sono paradossali ‘eliografie’. Condividono infatti i mezzi primitivi e tecnicamente semplici del loro antenato, prendendo come soggetti i paesaggi notturni dove non appare alcuna presenza umana, grazie ai loro punti di vista o al momento in cui sono state scattate. Ma sono state anche create senza la luce del sole (che viene sostituita dalla luce della luna) o, al contrario, affrontando direttamente il sole, in modo tale da bruciare quasi ogni dettaglio – quei dettagli che normalmente un confronto meno diretto rende visibili – lasciando come segno un disco scuro, che la serie enfatizza come elemento ricorrente e strutturante in ogni immagine. A causa di questa natura paradossale, Delogu produce qui immagini che sembrano rasentare l’artificiosità quando invece sono realmente fedeli a ciò che è stato davanti alla sua macchina fotografica: una porzione di cielo delimitata da un lato da grandi insegne al neon o di metallo, loro stesse bruciate a causa degli anni passati esposte al sole di una città del sud come Roma, o elementi di paesaggi familiari offuscati o colorati da luci notturne tenui e instabili. Ed è giusto che di tutti i possibili posti, il loro soggetto sia proprio Roma. Perché questa città è il luogo per eccellenza in cui l’impulso primitivistico è sempre stato indissolubilmente legato a una crudezza popolare che non distingue tra alto e basso, eterno e da buttar via, generale e particolare – e dove luoghi famosi si mescolano con ambientazioni meno specifiche, rese uguali in una sorta di mitezza generica che trasferisce la specificità e la bellezza alle immagini stesse, anche se chi guarda può riconoscere i giardini di Villa Medici o del colle del Palatino, l’insegna di un bar o di un ristorante legati a eventi importanti (come la morte di Pasolini). Potrebbe sembrare comunque paradossale, dal momento che Roma è elogiata da secoli per la qualità della sua luce – luce del giorno che è in continuo cambiamento (ogni ora, ogni stagione) sempre bella e ricca. E qui Delogu fa a meno di questa famosa luce romana, basando le sue due serie di fotografie sulla sua completa assenza. In questo modo, coglie una più sottostante, non scontata e non meno importante luce, emblematica di Roma. La luce del tempo stesso: Roma è la città in cui, più che in qualsiasi altra parte del mondo, la storia si fa sentire in tutta la sua diversità e la sua durata, senza chiudersi in un periodo a scapito degli altri, sia melanconica che distruttiva, ma anche molto suggestiva. Senza descrivere tutto questo, che avrebbe prodotto immagini didascaliche, lo rende invece incredibilmente visibile, o addirittura palpabile, una palpabilità che può nascere solo da una lunga familiarità, nel tremito dei contorni e dei colori (nei paesaggi notturni), nella quasi totale assenza di motivi (di segni sotto un sole nero). Crea immagini che passano sopra questa linea molto sottile, perché sono estremamente concrete e specifiche, ma appaiono anche sul punto di diventare o tornare indistinte. Marco Delogu is a very experienced photographer. His work usually makes use of sophisticated skills, whether they go through a complex technical apparatus or not. During the summer of 2014, he decided to get back to primitive states of photography. ‘Getting back’ is an inappropriate phrase, as I doubt that he had ever used such means before, especially not when he started. What this ‘turning back’ entails is that Delogu has traveled, artistically, to this point when photography was born, but with all the history of the medium having taken place in the meantime, all his personal history, both as a photographer and as a professional connoisseur of the art of photography, having happened before this starting from scratch, again. Almost two hundred years ago, Joseph Nicéphore Niépce, one of the originators of photography, gave his discovery the name ‘heliography’, i.e. sun writing. The first experiments which he thus designated (from 1826 on) were either artworks or landscapes devoid of any human presence. Delogu’s two new series of photographs are paradoxical ‘heliographies’. They do share the primitivistic, technically simple, means of their historical forebear, taking as their subjects nighttime landscapes where no human being can appear, either because of their viewpoints or because of the time when the locales were shot. But they were also created either without any sunlight (this being replaced by moonlight) or, on the contrary, by directly confronting the sun so that it nearly burns out each and every detail – of the kind that a less direct confrontation usually make visible – leaving as a central mark a dark disk, which the series emphasizes as the recurring and structuring element in each picture. Because of this paradoxical nature, Delogu here produces images that seem to verge on artificiality when they are actually faithful to what has been in front of his camera: a portion of the sky delimitated on one side by large neon or metal signs, themselves burnt by years of being exposed to the sun of this southern city which is Rome, or elements of familiar landscapes blurred and colored by the tenuous and unstable nighttime lights. It is fitting that Rome, of any places, should be their subject matter. For this city is the place par excellence where the primitivistic impulse has always been inextricably linked with a popular crudeness that doesn’t distinguish between high and low, eternal and disposable, general and particular – and here, famous places mingle with less specific locations, both being equalized in a sort of generic blandness that displaces specificity and beauty to the images themselves, even if the viewer can recognize the gardens of Villa Medici or of the Palatine hill, the sign of a bar or a hotel commonly linked with important events (such as Pasolini’s death). It could seem paradoxical as well, because Rome has been praised for centuries for the quality of its light – daylight that is, ever changing (every hour, every season), always beautiful and rich. And here Delogu does without this famous Roman light altogether, basing his two series on its utter absence. In thus doing, he captures a more underlying, unobvious but not less important light, that is emblematic of Rome. The light of time itself: Rome is the city where, more than anywhere else in the world, history makes itself felt in all its diversity and duration, without closing itself on one period at the expense of the others, both melancholy and destructive, but also very suggestive. Without describing this state of fact, which would have led to overdidactic pictures, he makes it incredibly visible, or rather palpable, a palpableness which only a long familiarity can create, in the trembling of contours and colors (in the night landscapes), in the near disappearance of motifs (of the signs under a black sun). He creates images that tread a very fine line, as they are extremely concrete and specific, but also appear to be on the verge of being turned, or returned, to indistinction. Éric de Chassey - [erri de luca, untitled, compositori](https://www.marcodelogu.com/erri-de-luca-untitled-compositori/): I mestieri affiorano alle facce, fanno calcolo del loro lungo maneggio sul corpo. Vite da operai implicano poi fattezze. Che facce hanno gli artisti, che facce produce la dedica degli anni a inventar musica? Delogu, fotografo minerale di volti, estrae dalla compattezza del nero i suoi giacimenti di facce. Il nero è in fotografia quello che è l’aria in scultura, lo spazio martellato intorno alla figura. Ogni statua è l’insieme di sé stessa e dell’involucro d’aria che l’avvolge. Il nero è aria e inchiostro. Da esso Delogu fa emergere un alfabeto criminale di facce devastate dall’acustica. Un enorme orecchio interiore riveste la membrana del loro cervello. La duramadre dei compositori di musica è un padiglione, una tenda beduina che ascolta il deserto. Più che voci, i ministri della musica sentono invocazioni di strumenti a fiato, a corda, a percussioni, più che aria respirano onde. Il nostro cervello vive con l’ossigeno del sangue, come un feto in placenta. Il vercello di questi è irrorato da suoni dal fermento di un alveare insonne. In superfice falleggia un volto che riduce tutti gli altri sensi a una comparsa. - [laurent bayle, compositori](https://www.marcodelogu.com/laurent-bayle-compositori/): Quando, sul finire del 1995 Marco Delogu mi ha proposto di lavorare con i compositori invitati all’IRCAM, sono stato immediatamente sedotto dalla possibilità che si presentava di evidenziare la fisionomia di un gruppo di soggetti creativi del nostro tempo. Immaginavo che il ritratto potesse rappresentare dei carateri generali, che potesse posarsi leggero come uno sguardo sul luogo occupato da ciascun essere; in breve, che potesse in qualche modo divenire l’archetipo che fa di ogni individuo insieme l’interprete e il rappresentante del gruppo al quale egli appartiene. Eppure questa prima lettura mi sembra oggi, se non aneddotica, di certo non prevalente. Considerando più a fondo il suo lavoro, ho finito per ritrovarmi molto più sensibile a quella dimensione più intima e fragile che abita i suoi ritratti; e ciò che è più importante ai miei occhi è ora, finalmente, la sua volontà di trovare una verità segreta in ogni individuo. - [giorgio falco, la possibilità di un inizio, linea bianca](https://www.marcodelogu.com/giorgio-falco-la-possibilita-di-un-inizio-linea-bianca/): Giorgio Falco (scrittore) La possibilità di un inizio, intervista a Marco Delogu su Linea Bianca, maggio 2018 - [john foot, untitled, asinara](https://www.marcodelogu.com/john-foot-asinara/): john foot on asinara photography by marco delogu - [geraldine johnson, ritratti etruschi](https://www.marcodelogu.com/geraldine-johnson-ritratti-etruschi/): (…) Diversamente dalle sculture uniformemente illuminate che rendono le loro informazioni visive all’occhio oggettivo dello storico dell’arte o del curatore del museo, le immagini di Delogu sono volutamente ombreggiate e talvolta difficili da decifrare. Invece di mostrare chiaramente questi oggetti scolpiti nel contesto dei musei in cui sono generalmente esposti, Delogu permette loro di emergere in modo fugace ed esitante da un buio profondo e dai contorni scarsamente definiti. Questi oggetti, del resto, erano originariamente intesi proprio per risiedere in tale buio, nella notte infinita delle tombe sepolte dell’antica Etruria. E giustapponendo queste immagini con le fotografie dei lontani discendenti dei patroni che originiariamente commissionarono questi busti ed effigi, sembra allo stesso tempo far rivivere i legami che queste sculture avevano una volta con una cultura vivente e vibrante. (...) Le fotografie di Marco Delogu regalano vita ai busti antichi e dignità alle facce moderne. Geraldine Johnson su Ritratti etruschi di Marco Delogu - [jhumpa lahiri, penombra](https://www.marcodelogu.com/jhumpa-lahiri-penombra/): Penombra, è un racconto di Jhumpa Lahiri, liberamente ispirato dalle fotografie di Luce attesa di Marco Delogu - [frédéric mitterrand, noir et blanc](https://www.marcodelogu.com/frederic-mitterrand-noir-et-blanc/): Frédéric Mitterrand (Direttore dell’Accademia di Francia a Roma), Noir et Blanc da Marco Delogu “Noir et Blanc”, 2008 - [renato nicolini, cardinali](https://www.marcodelogu.com/renato-nicolini-cardinali/): (...) il “ritratto di cardinale” è uno dei temi classici dell’arte del Rinascimento. È merito di Delogu introdurre questo tema classico della storia dell’arte nella storia della fotografia. Approfittando di una piega che si è prodotta, e sempre più insistentemente la divarica, nella relazione tra “fotografia” e “verità”. L’istant decisif è forse impossibile in un mondo che sembra essere continuamente, almeno nei timori della nostra immaginazione, sotto l’occhio invisibile della telecamera. La fotografia ritorna così ad essere – come era al momento della sua nascita – preparazione del soggetto e dell’inquadratura: in una parola “messa in posa”. Ma è possibile questo, quando tutti siamo, più o meno consapevolmente, sempre in posa? Ma se questo è il gioco, la fotografia può allora misurarsi con tutto il repertorio accumulato dalla storia dell’arte, “cardinali” compresi. Renato Nicolini (architetto e creatore dell’Estate Romana) estratto da Marco Delogu «Cardinali», anno 2001 (...) we can say that ‘cardinal’s portraits’ is one of the Renaissance art. Delogu has cleverly introduced this theme, which is a classic of art history, into the history of photography, taking advantage of an ever-widening gap that has opened up in the relationship between ‘photography’ and ‘truth’. The instant decisif might be impossible in a world that seems to be continuously under the invisible eye of the television camera, at least in the fears of our imagination. Photography, then, goes back to being as it was at the moment of its birth – the preparation of the subject and of the surround, in other words ‘the pose’. But is this still possible now that we are all more or less consciously always ‘posing’? if this is the game, then photography can vie with all the repertoire accumulated in art history, ‘cardinals’ included. Renato Nicolini - [bartolomeo pietromarchi, roma o della polarità inversa](https://www.marcodelogu.com/bartolomeo-pietromarchi-roma-o-della-polarita-inversa/): Al dodicesimo anno della ‘Commissione Roma’, Marco Delogu, che l’ha inventata, iniziata e curata per dodici edizioni come parte integrante del Festival della Fotografia di Roma, ha pensato che fosse giunto il momento di mettersi in gioco direttamente e di provare, questa volta, a raccontare Roma, la sua città, con lo sguardo di una persona che l’ha vissuta e la vive, dopo averla fatta raccontare ai più grandi fotografi nazionali e internazionali, con uno sguardo ‘dal di fuori’, di chi questa città non l’aveva mai vissuta. È stato così interessante e stimolante scoprire come Josef Koudelka, Olivo Barbieri, Anders Petersen, Martin Parr, Graciela Iturbide, Guy Tillim, Alec Soth, Tim Davis e altri, vedessero questa città cogliendone ogni volta un aspetto diverso, dettagli sorprendenti e inaspettati, ribaltamenti di cliché, visioni dall’alto del cielo e dal basso di un marciapiede, ma sempre e comunque ‘sguardi estranei’. - [elisabetta rasy, cardinali](https://www.marcodelogu.com/elisabetta-rasy-cardinali/): (…) Questo “nigredo” – su cui sempre, ma in questo caso più vistosamente, Marco Delogu lavora – come l’antica nigredo alchemica ha molte funzioni. Racconta in primo luogo lo sforzo dello sguardo per formare l’immagine, l’immagine che vuole portare alla luce, che vuole appunto sottrarre all’oscurità cui tutti siamo condannati, noi tutti uomini oscuri. Racconta come l’oscuro, ciò che rimane in ombra, sia anch’esso immagine e come l’occhio di chi guarda non debba arrestarsi, arenarsi nell’immediata visibilità. Racconta poi come il nero qui sia anche l’ombra scura della mortificatio e l’interiorità ombrosa della vita sacerdotale, come rappresenti lo stigma di un dissolvimento, una diversa araldica dei corpi. Il nero infine, in queste foto, rinsalda la luce, potenzia la sua funzione formativa, la sua qualità di forma simbolica. Ma, credo, in questo passaggio al colore nero di Delogu c’è dell’altro. C’è una torsione da combattimento, una vocazione guerriera. Se la fotografia è sempre pura contingenza, emanazione dell’immanenza, transitorietà illusoriamente arrestata, è contro tutto questo che il fotografo dei Cardinali vuole combattere. E l’ombra è la sua arma. L’ombra che ciascuno porta in sé salva la figura dalla sua povertà contingente, la preserva dalla bidimensionalità effimera dell’immagine, la colloca in uno spazio scultoreo, monumentale, e insieme in uno spazio che contrasti: cioé storico, non decorativo. - [fiammetta rocco, asinara](https://www.marcodelogu.com/fiammetta-rocco-asinara/): The landscape is overwhelming, and in particular the way in which the island is populated by wild donkeys that give the island its name. Asinara. - [fabio sargentini, spqr](https://www.marcodelogu.com/fabio-sargentini-spqr/): Fabio Sargentini (gallerista), estratto da Marco Delogu «SPQR», 2003 - [adriano sofri, i trenta assassini](https://www.marcodelogu.com/adriano-sofri-i-trenta-assassini/): benché annoveri fra i miei migliori amici una quantità di fotografi, ho una predilizione per le cabine automatiche in cui si fanno quattro scatti con mille lire Dentro quelle macchinette ci si illude di padroneggiare la propria immagine Mi vengono questi pensieri perchè leggo un appunto di Alessandro Falassi che definisce Marco Delogu ‘famoso per ritratti di compositori, di carcerati, di cardinali in pensione’. Ecco una vera idea. Chi di noi, da Tiziano in qua, non sa che faccia abbia, e che veste, un cardinale? Ma un ‘cardinale in pensione’? appena ho letto la formula li ho immaginati, i cardinali in pensione: tali e quali i cardinali in servizio, salva una piccola, quasi impercettibile differenza, un rimpianto, un’offesa, un abbandono sollevato. Devo chiedere a Delogu di mandarmeli, i cardinali a riposo. Mettiamo che avessi letto che Delogu è, fra l’altro, ‘famoso per i ritratti di fantini in pensione’: come li avrei immaginati? Un po’ come i cardinali, magari, come fantini in servizio, ma con una piccola piega di rimpianto, un’impercettibile offesa, un sollievo abbandonato. ‘Macché. Li ho qui davanti, i ritratti dei ‘trentasei assassini’, e non ce n’è uno che ammetta di essere in pensione. Hanno occhi che specchiano l’avversario – il forografo, l’intervistatore, il resto del mondo – e dicono: ‘A noi due!’ - [lidia storoni mazzolani, marco delogu](https://www.marcodelogu.com/lidia-storoni-mazzolani-marco-delogu/): Il ritratto romano - [emanuele trevi, spqr](https://www.marcodelogu.com/emanuele-trevi-spqr/): Emanuele Trevi su SPQR di Marco Delogu e Stefano Di Stasio (…) Ormai da molti anni Marco Delogu realizza i suoi “ritratti di ritratti” aggirandosi nella collezione delle statue greco-romane dei Musei Capitolini. (...) Marco Delogu, di fronte a quella varietà, sceglie i lineamenti da catturare. Ma sa benissimo che tutti quei ritratti sono dotati dello stesso valore: il valore dell’unico e dell’irripetibile. Il risultato dello scatto è un violento passaggio di dimensioni: il volume della statua si è ridotto alla superficie della carta fotografica. Ma l’essenziale, in questo trasloco, non è andato perso. Come un animaletto agilissimo, la fisionomia è saltata facilmente, tutta intera, dalla scultura alla fotografia. - [emanuele trevi, sogni e favole un apprendistato](https://www.marcodelogu.com/emanuele-trevi-sogni-e-favole-un-apprendistato/): Il diario d’ospedale di Hervé Guibert era uscito pochissimo tempo dopo la sua morte, come l’autore stesso aveva previsto. Appena pochi giorni prima di Guibert, il 16 dicembre del 1991, era morto anche Pier Vittorio Tondelli. Non si potrebbe immaginare due atteggiamenti diversi: Tondelli, arrivato nei paraggi della fine, si rivelò un uomo riservatissimo, chiuso in un nido di affetti familiari. Tutto quello che voleva si sapesse, passò attraverso il filtro della trasformazione artistica realizzata nelle pagine di Camere separate, che senza dubbio è il suo romanzo più bello. Guibert invece testimoniò il testimoniabile nei libri, e anche in tv, in una famosa puntata di Apostrophes, dove apparve già stremato, ma lucidissimo e ancora seducente. Non solo per la morte così precoce a pochi giorni l’uno dall’altro, non solo per la natura così acuta e fremente della loro sensibilità, il confronto tra Guibert e Tondelli è illuminante: in realtà non c’è nessuna differenza sostanziale tra l’esibizione di sé e delle proprie piaghe e il ritirarsi nell’ombra di un silenzio riservato. In quei mesi d’inverno, mentre il rogo del contagio divampava con tutte le sue morti orribili, non erano né le confessioni né le reticenze a dare la misura della realtà - quella che avevo visto sul volto di Arturo a piazza Navona. E non era solo un’esperienza privata, dovuta a una circostanza fortuita come quel nostro incontro. Le stesse cose che avevo visto io sui lineamenti del mio amico erano evidenti nel ritratto indimenticabile che Marco Delogu aveva fatto di Giovanni Forti per la copertina dell’«Espresso» del 9 febbraio 1992. Giovanni Forti era un giornalista di grandissimo livello, un uomo colto e curioso, che aveva accettato di scrivere un diario della sua malattia da pubblicare sulla rivista prima che fosse troppo tardi. Nel ritratto di Marco Delogu appare stanco, sereno, così consunto che basterebbe un soffio di vento a sollevarlo. Il naso è già affilato come quello dei morti, e sembra indossare dei vestiti che sembrano diventati troppo grandi per il suo corpo, dopo essere stati usati per tantissimo tempo, come se fossero diventati all’improvviso quelli di un altro. Un lievissimo sorriso accompagna la fissità dello sguardo nell’obiettivo, animando impercettibilmente gli altri tratti del volto coronati dalle orecchie sporgenti, di un rosa quasi diafano. Tutto l’insieme della sua presenza fisica sembra possedere la consistenza della paglia o delle foglie secche. La fotografia di Marco Delogu mi fa pensare non tanto alla visione frontale tipica del ritratto, ma a qualcuno che si volta indietro per l’ultima volta, salito a cavalcioni fino alla sommità di un muro - il muro che separa il visibile dall’invisibile - prima di calarsi dall’altra parte. Riprodotta in migliaia di copie, quell’immagine così eloquente, così satura di caducità e umanità, ha rappresentato per moltissime persone un accesso immediato, intuitivo alla verità della malattia nel suo strato più profondo, là dove davvero impariamo qualcosa della vita e del suo contrario, un piede che scende nella fossa senza mai toccare il fondo, l’altro ancora imbiancato dalla polvere del mondo. - [francesco zanot, noir et blanc](https://www.marcodelogu.com/francesco-zanot-noir-et-blanc/): Time is a fundamental element in Marco Delogu’s work. It can be considered from three different perspectives. There’s time in history, in other words the bond with the past of his city: Rome. It looms above him without ever becoming the target of his quest, yet remains an unavoidable constant feature, a ballast or, at times, a reassuring milestone. Then there is the time that affects his subjects. Their age, essentially. Because the main actors of Delogu’s photographs are scarred by the passing of the years, the relentless markers of time etched on their bodies. They are fatal photographs. Direct. And, finally, there is the private Time. Most of the people portrayed have crossed, in some way or other, the author’s life or that of his family, either personally or through the category they belong to. Delogu uses photography to reconstruct his own photography. (his) portraits are often taken among small groups of people, and together from in-depth collective frescoes of communities which share common qualities and codes. - [francesco zanot, la natura della notte](https://www.marcodelogu.com/francesco-zanot-la-natura-della-notte/): view la natura della notte - [asinara](https://www.marcodelogu.com/asinara-writings/): I chose to work on Asinara because of its history and geography. When I was a child, the island was described to me as a sort of hell, and as a boy I was struck by the stories of a family friend, a lawyer who defended Renato Curcio and Raffaele Cutolo and went to meet them on the island. Later, commencing in 1997, when I was working at Rebibbia for the portraits of my “Captivity” series, I met a series of prisoners who had been on Asinara, and heard the story of the Fornelli riots from their mouths. I hadn’t been to Sardinia for many years, and for my photographic “return I chose an island that I didn’t know, so full of painful memories that contrast with the enormous sense of beauty and freedom perceived there now. - [cattività](https://www.marcodelogu.com/cattivita/): Il carcere e la lotta politica degli anni Settanta. In "Cattività", Marco Delogu esplora la relazione tra uomini e ambienti, fotografando volti noti alle cronache e anonimi, dai detenuti di Rebibbia ai transiti tra libertà e cella. - [fotografare roma, luce attesa](https://www.marcodelogu.com/fotografare-roma/): Una riflessione profonda sulla difficoltà di fotografare la propria città. Marco Delogu esplora Roma attraverso i ricordi degli anni '70, il "sole nero" che brucia i neon e i lunghi tempi di esposizione sotto la luna piena. - [palatino, luce attesa](https://www.marcodelogu.com/palatino/): La notte tra l'11 e il 12 giugno 2014: una "luna di miele" solitaria sul Palatino. Marco Delogu racconta la sua riconquista di Roma e la fine di un'imprigionamento visivo, celebrata sotto la luce della luna. - [al biondo tevere, luce attesa](https://www.marcodelogu.com/al-biondo-tevere/): Roma, 3 novembre 1975: l'annuncio della morte di Pasolini e il legame con il ristorante "Al Biondo Tevere". Marco Delogu ripercorre i luoghi della memoria, tra pezzi di storia del dopoguerra e l'attesa della luce perfetta sul Tevere. - [due migrazioni writings](https://www.marcodelogu.com/due-migrazioni/): Dalla Sardegna alla Maremma, dai Balcani all'Australia. Marco Delogu racconta le stratificazioni di una terra a bassa densità attraverso le vite dei pastori, tra antichi riti e nuove rotte migratorie. - [fotografare la scultura – heinrich wöfflin](https://www.marcodelogu.com/fotografare-la-scultura-heinrich-wofflin/): Dimenticare o ricordare? Marco Delogu esplora i corridoi dei Musei Capitolini e dell'Istituto del Restauro per isolare i volti dei busti romani. Una ricerca sulla profondità della pupilla per salvare la bellezza dall'oblio. - [guy tillim cagliari – una mostra e un libro curati da marco delogu](https://www.marcodelogu.com/guy-tillim-cagliari-una-mostra-e-un-libro-curati-da-marco-delogu/): guy tillim "cagliari": an exhibition and a book curated by marco delogu on october 19, 2018 at the fondazione sardegna in cagliari - [il ritratto di andrew birkin acquisito dalla national portrait gallery](https://www.marcodelogu.com/il-ritratto-di-andrew-birkin-acquisito-dalla-national-portrait-gallery/): La collezione delle opere di Marco Delogu acquisite da musei e istituzioni. Include i ritratti di Andrew Birkin e Anita Desai per la National Portrait Gallery (NPG). - [il ritratto di anita desai acquisito dalla national portrait gallery](https://www.marcodelogu.com/il-ritratto-di-anita-desai-acquisito-dalla-national-portrait-gallery/): La collezione delle opere di Marco Delogu acquisite da musei e istituzioni. Include i ritratti di Andrew Birkin e Anita Desai per la National Portrait Gallery (NPG). - [ci sarà ancora il mare? un film di marco delogu](https://www.marcodelogu.com/ci-sara-ancora-il-mare-un-film-di-marco-delogu/): ci sarà ancora il mare? un film di marco delogu - [jhumpa lahiri “boundary”](https://www.marcodelogu.com/jhumpa-lahiri-boundary/): Il ritratto di Jhumpa Lahiri (per NYT) e il racconto 'Boundary' (The New Yorker 2018), ambientato nella casa del fotografo in Toscana. Ascolta l'autrice che legge la storia. - [luca ronconi](https://www.marcodelogu.com/luca-ronconi/): luca ronconi - [josef ratzinger portrait by marco delogu – time 2005](https://www.marcodelogu.com/josef-ratzinger-time-2005/): josef ratzinger portrait by marco delogu - time 2005 - [giorgio agamben télérama france 2012](https://www.marcodelogu.com/giorgio-agamben-telerama-france-2012/): giorgio agamben télérama france 2012 - [jasmine trinca ritratto il venerdì 2013](https://www.marcodelogu.com/jasmine-trinca-il-venerdi/): jasmine trinca il venerdì - [carlo caracciolo le monde 2007](https://www.marcodelogu.com/carlo-caracciolo-le-monde-2007/): carlo caracciolo le monde 17 gennaio 2007 - [ultima spiaggia a sinistra il venerdì 2013](https://www.marcodelogu.com/ultima-spiaggia-a-sinistra-il-venerdi/): ultima spiaggia a sinistra il venerdì - [scrittori gialli il venerdì](https://www.marcodelogu.com/scrittori-gialli-il-venerdi-2018/): scrittori gialli il venerdì - [tea falco fotografia il venerdì 2012](https://www.marcodelogu.com/tea-falco-il-venerdi-2012/): tea falco il venerdì 11 maggio 2012 ## Pages - [icil](https://www.marcodelogu.com/icil/) - [shows](https://www.marcodelogu.com/shows/) - [links](https://www.marcodelogu.com/links/): View all books by Marco Delogu on punctum press - [news](https://www.marcodelogu.com/news/): la mostra al warburg institute, inizialmente programmata per il solo mese di maggio, e' stata prorogata sino al 31 agosto, bellissima occasione per talks sulla fotografia. - [special project](https://www.marcodelogu.com/special-project/): a short story by jhumpa lahiri, “boundary”, set in marco delogu’s house in tuscany. he is described as: - [photography](https://www.marcodelogu.com/photography/): Photography: Marco Delogu’s Official Portfolio - [books](https://www.marcodelogu.com/books/) - [curatorial projects](https://www.marcodelogu.com/curatorial-projects/) - [press](https://www.marcodelogu.com/press/): raccolta press Noir et Blanc Exibart 27 novembre 2008 Noir et Blanc Internazionale 21 novembre 2008 Noir et Blanc Roma c'è 19 novembre 2008 Noir et Blanc Left 14 novembre 2008 Noir et Blanc La Repubblica 20 ottobre 2008 Noir et Blanc Corriere della Sera 19 ottobre 2008 Noir et Blanc Il Messaggero 15 ottobre 2008 Noir et Blanc Il Giornale 15 ottobre 2008 Noir et Blanc Il Manifesto 14 novembre 2008 Noir et Blanc E Polis 14 ottobre 2008 Noir et Blanc La Repubblica 11 ottobre 2008 Noir et Blanc Il Giornale dell'Arte ottobre 2008 Noir et Blanc Journal Villa Médicis N°4 2008 Quattro studi di cavalli FMR 2008 due migrazioni La Repubblica 8 luglio 2007 Satiro Connaisance de Arts fuori serie 2007 Satiro Archeo aprile 2006 Shujaa Graham La Repubblica 29 novembre 2006 Photofinish Il Venerdì 30 maggio 2003 Cattività D di Repubblica 07 aprile 2007 Cattività La Repubblica 20 maggio 2006 Cattività Il Messaggero 20 dicembre 2006 Cattività Il Giornale di Sardegna 07 ottobre 2004 Cattività Diario dicembre 1999 Gli Assassini e Cardinali La Nuova Sardegna 30 ottobre 2005 Ritratti romani Corriere della sera 16 Gennaio 1994 Rom Il Manifesto 01 marzo 2006 Rom Il Manifesto 14 settembre 1999 Cardinali Il Venerdì 19 gennaio 2001 Cardinali Corriere della Sera 30 gennaio 2001 Cardinali Diario 13 luglio 1999 Compositori L'Unità 27 giugno 1997 Compositori Musica 1997 Compositori Nuovi Argomenti aprile-giugno 1997 - [privacy policy](https://www.marcodelogu.com/privacy-policy/): Marco Delogu. My website address is: https://www.marcodelogu.com. - [about](https://www.marcodelogu.com/about/): Marco Delogu is an acclaimed Italian photographer, author, and curator whose work spans portraiture, documentary, and nature photography. He is the visionary founder of Punctum Press, the Fotografia – International Festival of Rome, and the annual Photo Solstice on Asinara Island in Sardinia. - [home](https://www.marcodelogu.com/): This new edition features an insightful dialogue between Bill Sherman (Director of the Warburg Institute) and Marco Delogu, tracing the thematic and historical links that resonate throughout the history of portraiture.Five masterpieces by Antonello da Messina are investigated by Marco Delogu and transfigured into a photographic encounter that spans centuries and disciplines. The project develops a "play of gazes" on four levels: the subject, the painter, the photographer, and the observer. These "re-portraits" are accompanied by six photographs that amplify the dialogue between past and present. Five unpublished texts offer glimpses into the stories of the sitters. - [news all](https://www.marcodelogu.com/news-page/) ## Projects - [asinara](https://www.marcodelogu.com/portfolio/asinara-photography/): Nelle immagini create da Delogu ciò che dovrebbe essere unheimlich, non-familiare o addirittura angoscioso, perché immerso nella tenebra, si rivela invece come una scenografia poetica da sogno di mezz’estate..(Edoardo Albinati) - [luce attesa](https://www.marcodelogu.com/portfolio/luce-attesa/): La polarità inversa di Roma: dove la notte si fa giorno e la storia diventa apparizione. Un progetto sull'assenza di luce con testi di Éric de Chassey e il racconto "Penombra" di Jhumpa Lahiri. - [luce attesa soli neri](https://www.marcodelogu.com/portfolio/luce-attesa-soli-neri-2/): Fotografare Roma per una persona che vi é nata e vi ha sempre vissuto é difficile. Ho cercato una visione personale di una città che nessuno riuscirà mai a capire e a vedere nelle sue complessità. Per me é sempre un luogo sempre pieno di rivelazioni, « apparizioni ». Marco Delogu - [la natura della notte](https://www.marcodelogu.com/portfolio/la-natura-della-notte/): Camminare per ore aspettando che gli occhi aderiscano alla luna. Marco Delogu racconta la genesi de 'La natura della notte': una ricerca di linee orizzontali e pastosità dell'imperfezione, lontano dalle luci artificiali. - [la natura della notte natura morta](https://www.marcodelogu.com/portfolio/la-natura-della-notte-natura-morta/): The blurred outlines of the objects framed in this pictures indicate the photographer’s movement after the opening of the shutter. Approfondimento critico di Francesco Zanot - La Natura della notte - [soli neri](https://www.marcodelogu.com/portfolio/soli-neri/): Ripartendo da Cavalli e Nature Bianche, la ricerca essenziale di colore. Un labile equilibrio tra forma e materia in un'unica tiratura 100x100cm. Marco Delogu esplora il limite della misura tra Valle Felciosa e Lugoland, in un equilibrio tra forma, materia e il passaggio delle stagioni - [nature](https://www.marcodelogu.com/portfolio/nature/): Alleggerisco la mia attrezzatura, uno zaino, un cavalletto leggero e un po’ di lastre, e inizio a osservare la terra, particolari e piccoli sentieri, il tutto senza una geografia definita. - [nature bianche](https://www.marcodelogu.com/portfolio/nature-bianche/): nature bianche, aspetterò ancora quel bianco, altri bianchi, e altre fotografie... - [lugoland](https://www.marcodelogu.com/portfolio/lugoland/): Un volo in un cielo bianco con un sole scuro. Marco Delogu racconta Lugoland: un progetto nato seguendo il mito di Francesco Baracca, tra la memoria della cavalleria, la scoperta del bianco puro e radici familiari inaspettate - [il sentiero](https://www.marcodelogu.com/portfolio/il-sentiero/): il sentiero su cui ho camminato di più in vita mia è una striscia di terra tra il mare e il lago... - [a question of time 2009-2010](https://www.marcodelogu.com/portfolio/a-question-of-time-2009-2010/): Roma è una città ferma, dove il dinamismo è annientato dalla bellezza. Marco Delogu ripercorre i passi della sua infanzia in un cammino Polaroid dentro le mura, tra la scuola Giardinieri, il Palatino e il mito di Villa Mills - [il satiro danzante](https://www.marcodelogu.com/portfolio/il-satiro-danzante/): La danza che sovverte l'equilibrio. Marco Delogu ritrae il Satiro Danzante decontestualizzandolo su fondo nero, in una ricerca di totale astrazione che restituisce la forza espressiva della statuaria greca - [ex condannati a morte](https://www.marcodelogu.com/portfolio/ex-condannati-a-morte/): Uomini scampati a un destino ingiusto. In collaborazione con la Comunità di Sant'Egidio, Marco Delogu ritrae gli ex condannati a morte riconosciuti innocenti, documentando la loro lotta per la vita e la giustizia. - [dream](https://www.marcodelogu.com/portfolio/dream/): DREAM, acronimo di Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition - [paesaggi romani con tram e bus](https://www.marcodelogu.com/portfolio/paesaggi-romani-con-tram-e-bus/): paesaggi romani con tram e bus - [antonello da messina](https://www.marcodelogu.com/portfolio/antonello-da-messina/): Un dialogo tra secoli: Marco Delogu confronta i suoi ritratti con i capolavori di Antonello da Messina. Un gioco di sguardi a quattro livelli — soggetto, pittore, fotografo e osservatore. - [newmarket e londra](https://www.marcodelogu.com/portfolio/newmarket-e-londra/): newmarket e londra - [capalbio](https://www.marcodelogu.com/portfolio/capalbio/): Every good hunter is uneasy in the depths of his conscience when faced with the death he is about to inflict on the enchanting animal. José Ortega y Gasset - [zingari](https://www.marcodelogu.com/portfolio/zingari/): Davide mi porta in giro nei campi a cercarli, vuole scrivere e girare film per sfamare Senada e i tre figli. Altri cercano solo un lavoro. - [con canevari](https://www.marcodelogu.com/portfolio/con-canevari/): Ho incontrato Paolo Canevari nella seconda metà degli anni ’80 e dopo poco abbiamo iniziato a fare qualche lavoro. Mi spiego meglio: sono lavori di Paolo, sue idee, che io ho fotografato nel mio modo e Paolo controllava. - [scrittori](https://www.marcodelogu.com/portfolio/scrittori/): Ritratti di Scrittori: il contrasto tra l'affiorare luminoso dei tratti fisiognomici e l'oscurità dello sfondo. La serie di ritratti di Delogu come verifica critica dell'identità. - [spqr](https://www.marcodelogu.com/portfolio/spqr/): spqr - [senex](https://www.marcodelogu.com/portfolio/senex/): senex - [testatera](https://www.marcodelogu.com/portfolio/testatera/): testatera - [quattro studi di cavalli](https://www.marcodelogu.com/portfolio/quattro-studi-di-cavalli/): Sospensione, sottrazione e astrazione. Marco Delogu ritrae purosangue liberi su fondo bianco e nero, in un gioco di specchi con la pittura classica e l'arte contemporanea, da Bill Viola a Fabio Mauri - [ritratti vari](https://www.marcodelogu.com/portfolio/ritratti-vari/): Ritratti singoli di figure chiave come Gorbaciov, Daniel Spoerri, Graciela Iturbide. La rottura della logica seriale. Una raccolta di incontri unici. Fotografie di Marco Delogu - [due migrazioni](https://www.marcodelogu.com/portfolio/due-migrazioni/): A partire dagli anni ’50, famiglie di sardi arrivarono invece in Maremma, lasciando l’isola per una terra che permetteva pascoli migliori, era collegata bene via mare,.... - [cardinali](https://www.marcodelogu.com/portfolio/cardinali/): L'analisi di Elisabetta Rasy sui Cardinali di Marco Delogu. L'ombra come arma che colloca la figura in uno spazio scultoreo, non decorativo. La Nigredo Alchemica e l'Ombra come Arma - [cattività](https://www.marcodelogu.com/portfolio/cattivita/): Ecco perché queste foto mi paiono distanti dai soggetti originali eppure mi turbano tanto per la loro sinistra appartenenza ad essi: sono premonizioni, profezie. E.Albinati - Cattività Ritratti dal Carcere di Marco Delogu - [i trenta assassini](https://www.marcodelogu.com/portfolio/i-trenta-assassini/): Marco Delogu ha realizzato intimi e appassionanti ritratto dei fantini del Palio di Siena. I trenta assassini - cinquanta ritratti realizzati in più occasioni fra cui compaio Brigante, Tittia e Grandine. 'Nel petto del fantino oscuro batte un cuore da usurpatore.' — Adriano Sofri. - [compositori](https://www.marcodelogu.com/portfolio/compositori/): Nel 1995 Marco Delogu fotografa i compositori invitati all'IRCAM. 'Evidenziare la fisionomia di un gruppo di soggetti creativi del nostro tempo.' – Laurent Bayle. - [ritratti romani](https://www.marcodelogu.com/portfolio/ritratti-romani/): La macchina fotografica di Marco Delogu sembra dotata di intuito psicologico; ha osservato con pazienza esseri scomparsi da millenni, le loro lievi deformità, la malinconia, il sentimento della morte imminente; questi imaginary portraits sono tracciati con tecnica sorprendente, ma soprattutto con pietà umana. Lidia Storoni Mazzolani - [nature morte](https://www.marcodelogu.com/portfolio/nature-morte/): Dispongo pochi vegetali su un tavolo. Inizio perché ossessionato da Chardin, e finisco con poche forme e colori. Marco Delogu - Nature morte - Still Life - [asinara](https://www.marcodelogu.com/portfolio/asinara-book/): Asinara book and photography by Marco Delogu - [luce attesa](https://www.marcodelogu.com/portfolio/luce-attesa-book/):   "Qui Delogu fa a meno di questa famosa luce romana, basando le sue due serie di fotografie sulla (…) sua completa assenza. In questo modo, coglie una più sottostante, non scontata e non meno importante luce, emblematica di Roma. La luce del tempo stesso: Roma è la città in cui, più che in qualsiasi altra parte del mondo, la storia si fa sentire in tutta la sua diversità e la sua durata, senza chiudersi in un periodo a scapito degli altri, sia melanconica che distruttiva, ma anche molto suggestiva. Senza descrivere tutto questo, che avrebbe prodotto immagini didascaliche, lo rende invece incredibilmente visibile, o addirittura palpabile, una palpabilità che può nascere solo da una lunga familiarità, nel tremito dei contorni e dei colori (nei paesaggi notturni), nella quasi totale assenza di motivi (di segni sotto un sole nero). Crea immagini che passano sopra questa linea molto sottile, perché sono estremamente concrete e specifiche, ma appaiono anche sul punto di diventare o tornare indistinte." Éric de Chassey - [luce attesa (soli neri)](https://www.marcodelogu.com/portfolio/luce-attesa-soli-neri-book/): Luce attesa (Soli neri) - [la natura della notte](https://www.marcodelogu.com/portfolio/la-natura-della-notte-book/): la natura della notte - [luce attesa – roma o della polarità inversa](https://www.marcodelogu.com/portfolio/luce-attesa-roma-o-della-polarita-inversa-book/): luce attesa - roma o della polarità inversa a book and photography by Marco Delogu, punctumpress editions 2015 - [cattività](https://www.marcodelogu.com/portfolio/cattivita-book/): Cattività di Marco Delogu All the photos were taken in different sections of the Rebibbia jail in Rome, between Autumn 1997 and Spring 2003 - [luce attesa (luna piena)](https://www.marcodelogu.com/portfolio/luce-attesa-luna-piena-book/): “He wakes from a dream, disoriented, agitated. His wife is by his side. - [soli neri book](https://www.marcodelogu.com/portfolio/soli-neri-book/): Soli neri - [quattro studi di cavalli](https://www.marcodelogu.com/portfolio/quattro-studi-di-cavalli-book/): quattro studi di cavalli libro bifronte realizzato da marco delogu insieme ai musei capitolini in occasione del restauro del cavallo di bronzo di vicolo delle palme. - [due migrazioni](https://www.marcodelogu.com/portfolio/due-migrazioni-book/): due migrazioni libro di marco delogu - [i trenta assassini](https://www.marcodelogu.com/portfolio/i-trenta-assassini-book/): i trenta assassini di marco delogu - [ritratti romani](https://www.marcodelogu.com/portfolio/ritratti-romani-book/): ritratti romani di marco delogu 2012 ## Project Types - [archive](https://www.marcodelogu.com/project-type/photography-archive/) - [books](https://www.marcodelogu.com/project-type/marco-delogu-books/) - [photography](https://www.marcodelogu.com/project-type/marco-delogu-photography/)